
Pinakes3 è un'applicazione Web modulare, personalizzabile, Open Source e gratuita che permette di definire e gestire modelli semantici per la raccolta e la condivisione di informazioni sparse in archivi, database e altri collettori con una logica di catalogazione diretta alla maggiore comprensibilità e precisione nella ricerca delle informazioni.
Grazie a Pinakes3 è possibile pubblicare sul Web e condividere interdisciplinarmente le informazioni e i risultati delle ricerche sul patrimonio dei beni culturali o provenienti da discipline umanistiche, scientifiche e altri settori. Offre la possibilità di identificare chi ha fatto cosa e quando, ovvero di riconoscere i diritti e la proprietà intellettuale sia nelle informazioni che nei risultati individuali provenienti anche da ricerche di gruppo.
Durata progetto: inizio partecipazione al progetto da parte della Fondazione Rinascimento Digitale: 2005
Sito Web: http://pinakes.imss.fi.it
Moduli: PinakesText
I dati, in Pinakes3, possono essere letti, interpretati, modificati, condivisi, combinati indipendentemente dal luogo in cui si trovano, basta disporre di accesso ad Internet e utilizzare un computer, palmare, cellulare o altri dispositivi mobili dotati di Browser Web.
Al posto di documenti e collegamenti, in Pinakes 3 si parla di risorse (oggetti digitali) e relazioni fra queste. Le risorse sono insiemi di informazioni omogenee classificabili: immagini, audio, video, oggetti 3D, mappe, ecc.
Le relazioni stabiliscono il legame semantico fra le risorse. Si può quindi mettere in relazione un autore con l'insieme dei suoi libri, dei suoi articoli, ecc. Ad esempio su Galileo Galilei si può ottenere gli strumenti che ha creato e dove sono custoditi, i libri che ha scritto, le edizioni dei suoi libri, gli articoli e libri in cui viene citato, ecc.
La vera forza delle costruzioni semantiche è nella capacità di stabilire relazioni significative fra risorse differenti, per poter ottenere in un sol colpo tutte le informazioni necessarie a capire o a vedere le svariate sfaccettature di un concetto o le diverse visioni che ci possono essere di un fenomeno.
Lo scenario ipotizzabile è che, con gli strumenti messi a disposizione da Pinakes3, ogni comunità costruisca una rete di relazioni semantiche fra risorse differenti, ovvero realizzi una propria ontologia. Questa ontologia viene messa in relazione con altre procedendo così ad un accrescimento progressivo ed esponenziale che riesca ad abbracciare gli ambiti più diversi del sapere.
Ogni informazione non viene più vista come singolo dato, o come "documento", bensì come espressione "linguistica" in relazione diretta con la realtà.
Pinakes3 migliora e ottimizza la consultazione, l'analisi e la ricerca nei documenti testuali grazie a all'integrazione con Pinakes Text.
Il progetto Pinakes è sostenuto finanziariamente dalla Fondazione Rinascimento Digitale, un’istituzione no-profit creata all’interno delle attività dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze.
È promosso dall’Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze in collaborazione con la Direzione Generale per i Beni Librari e gli Istituti Culturali del Ministero per i Beni e le attività Culturali.
Partecipano al progetto altre istituzioni.
La lista aggiornata delle istituzioni partecipanti è nella sezione Partners and Team del sito web di Pinakes, http://pinakes.imss.fi.it, http://pinakes.imss.fi.it/index.php/Partners_and_team.
Al progetto partecipano:
Il progetto Pinakes (il nome Pinakes è stato tratto da un frammento di Callimaco che lo usa per indicare la metodologia di classificazione dei manoscritti della biblioteca di Alessandria) nato a metà degli anni Novanta con un'applicazione chiamata Pinakes 1.0 finalizzata alla pubblicazione dei dati catalografici relativi ai manoscritti scientifici, si proponeva di semplificare il modello codicologico e di generalizzare la definizione di manoscritto per poter includere dati che quella tradizione – appunto la codicologia – non ammetteva. Inoltre, quest’applicazione non era improntata alla registrazione dei dati fisici dei singoli codici bensì piuttosto ai testi in esso contenuti.
Questa prima versione di Pinakes fu sviluppata all’Institut für Naturwissenschaftgeschichte di Monaco di Baviera nel corso delle attività di catalogazione dei manoscritti scientifici posseduti dalla biblioteca universitaria della Ludwig Maximilian Universität.
Il primo modello, che è stato replicato e migliorato anche per la campagna di catalogo dei manoscritti scientifici della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (Pinakes Current Projects: http://www.pinakes.org/currentprojects.html. Questo progetto è iniziato nel 1998 e terminato nel 2001), soffriva di una certa rigidità e non consentiva la descrizione di oggetti diversi dal semplice manoscritto.
Una rilevante trasformazione del modello ha avuto luogo con lo sviluppo e la diffusione della seconda versione di Pinakes. Questa applicazione consentiva di descrivere oggetti diversi mantenendo però fissa la tipologia e il numero degli attributi possibili di ogni ente della realtà. In altri termini, metteva in relazione una descrizione fisica dell’oggetto con una descrizione del suo contenuto/significato/funzione creando due aree di classificazione. La prima, ossia la descrizione fisica, possedeva i seguenti attributi: la proprietà (segnatura, collezione, ente), l’estensione fisica (larghezza, altezza, profondità), materiale/i, e (obbligatorio) il tipo di oggetto (una lista controllata di tipi definiti dalle aree disciplinari), oltre che la relazione con altri oggetti definita anch’essa da un tipo (es. : copia, fonte, etc.). La seconda, ossia la descrizione del contenuto, possedeva i seguenti attributi: tipo di descrizione (es. lettera, nota, titolo etc. - obbligatorio), testo descrittivo (naturale o moderno), persone e loro responsabilità, data e suo riferimento (es. : data di pubblicazione), posizione (es. foglio, pagina, colonna etc.), lingua, soggetto, fonte digitale (immagine, film etc.), relazione con un´altra descrizione definita da un lista di tipi-relazione disciplinarmente stabiliti e infine, se esistente, relazione con un testo trascritto. (L´applicazione PinakesText 2.0 era un semplice editore che consentiva di gestire un gran numero di testi digitali con un’apparato per i commenti basato sulla tipologia dei testi stampati. Per la nuova versione si veda il progetto Pinakes Text o le informazioni sul sito del Progetto Pinakes http://pinakes.imss.fi.it/index.php/Pinakestext).
In questo modo era possibile definire i tipi-oggetto, i tipi-descrizione e i tipi di relazione delle due aree. Tutti gli attributi erano indici degli oggetti così da poter navigare tra di essi mediante relazioni esplicite. Quest’ultime non venivano usate come indici ma solo come spiegazione della relazione stessa.
Uno dei limiti di Pinakes 2.0 consisteva nella staticità della base dati che veniva riflessa sia nell’applicazione di inserimento dati che in quella di navigazione. Ossia, nel caso vi fosse stata la necessità di aggiungere nuovi attributi e quindi rendere più specialistica la descrizione, ciò implicava, oltre ad un’alterazione della base dati, anche il relativo cambiamento dell’applicazione di input e di quella di navigazione.
Perciò con lo sviluppo e la diffusione del modello chiamato Dublin Core per capire a che livello di distribuzione è arrivato questo modello classificatorio che, sulla base di quindici campi descrittivi fondamentali, consentiva ogni genere di specializzazione e la necessità di passare da applicazioni basate su codice proprietario a applicazioni Open Source funzionanti sul Web, il fondamento epistemologico del paradigma di Pinakes 2.0 ha perduto la sua efficienza. Di qui la necessità di sviluppare un’applicazione capace di fornire dinamicamente all’utente una maschera di inserimento e navigazione dei dati definita dall’utente stesso e distribuita tra progetti diversi in discipline diverse. Per far ciò è stato necessario rivoluzionare completamente il paradigma e la tecnologia sulla quale era fondato tutto il progetto Pinakes sino a quel momento. In altri termini, era necessario produrre un modello logico che avesse un livello di generalizzazione tale da poter offrire uno strumento in grado di consentire la rappresentazione di ogni dominio di conoscenza basandosi su alcune regole fondative condivise. Un’astrazione di quest’ordine implica non fornire uno o più modelli descrittivi bensì un metodo in grado di costruire modelli descrittivi della realtà che potremmo interpretare come un meta-modello. In questo modo l’utente, avendo chiaro il proprio dominio di conoscenza e applicando la metodologia offerta da Pinakes3, può decidere come rappresentare e relazionare gli oggetti della sua realtà di riferimento.
È chiaro che questo modo di produrre i dati può portare a una certa ridondanza. Ossia classi di oggetti/concetti simili o uguali possono avere nomi diversi in discipline diverse e viceversa oggetti/concetti diversi tra loro possono appartenere alla stessa classe. Inoltre, poiché la disambiguazione semantica non è processabile computazionalmente, abbiamo dovuto correre questo rischio che peraltro esiste anche nei linguaggi naturali.
Per una storia più dettagliata e i fondamenti teorici dell’applicazione Pinakes3:
Andrea Scotti, Pinakes: Structuring and Destructuring Documentation in the Humanities. A Project for Modeling Data in History Research. In: Michael Stolz, Lucas Marco Gisi u. Jan Loop (Hg.), Literatur und Literaturwissenschaft auf dem Weg zu den neuen Medien. Bern, germanistik.ch 2005 (Literaturwissenschaft und neue Medien).